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11.07.2013

Tasse sugli immobili: Italia meglio di UK e Francia.

In Italia le lamentele sull’eccesso di pressione fiscale sono all’ordine del giorno, ma stranamente il dibattito politico è tutto, o quasi, concentrato sulla famigerata Imu. Croce e delizia di ogni partito politico italiano, l’imposta sul mattone sembra essere diventata un vero e proprio flagello da abbattere, visto che sembra aver rovinato la vita di tutti. Eppure, recenti indagini hanno rivelato che sono altri i Paesi europei davvero tartassati.


 


L’indagine dell’OCSE:


L’Ocse – Organizzazione Internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico – ha in questi giorni fatto il calcolo del rapporto tra le imposte che, complessivamente, gravano sulle proprietà immobiliari dei principali Paesi europei ed il Prodotto Interno Lordo degli stessi (il dato preso in considerazione è quello del 2011). L’analisi è partita dall’esame di sei tipologie differenti di imposte sulla proprietà immobiliare: imposte ricorrenti (che paghiamo ogni anno ed in base al valore della proprietà), imposte sui trasferimenti a titolo oneroso, a titolo gratuito, imposte non ricorrenti sulla proprietà, imposte non ricorrenti sul capitale ed imposte ricorrenti sulla ricchezza netta.


Ebbene, secondo questa indagine, la nazione che risulta più tartassata tra quelle prese in esame è la Gran Bretagna: qui il rapporto tra i due fattori è del 4,1%. A seguire troviamo la Francia, dove la percentuale si assesta al 3,7%. L’Italia è solo terza, con una percentuale del 2,2%; la Spagna, infine, è all’1,9%. 


Per quanto riguarda il nostro Paese va detto che il 2012 ha rappresentato un anno difficile, in cui la pressione fiscale sul mattone – aumentata con l’introduzione dell’Imu – unita alla contrazione del PIL hanno portato ad una crescita del rapporto di questi due fattori di circa uno 0,5%. Va detto, inoltre, che in quasi tutti i paesi dell’Unione Europea presi in esame la prima casa è esente da imposte – cosa che da noi, adesso, non avviene – e, oltretutto, gode di agevolazioni e detrazioni fiscali (come la detrazione degli interessi passivi sul mutuo prima casa).


Cosa succede in Francia


Andando nel dettaglio dell’analisi scopriamo che in Francia l’imposta patrimoniale spetta sia al proprietario (prende il nome di Taxe Foncière), sia all’inquilino (Taxe d’habitation): può essere esente dal pagamento della taxe foncière solo il proprietario di prima casa che abbia più di 75 anni oppure abbia un reddito familiare che non supera i 10.224 euro.


Esiste, poi, un’imposta riservata ai patrimoni immobiliari di grande rilevanza: si chiama impôt de solidarité sur la fortune ed ha un’aliquota che oscilla tra lo 0,50 e l’1,50% dei patrimoni netti di una famiglia se questi superano gli 1,3 milioni di euro.


Cosa succede in Spagna


In Spagna l’imposta patrimoniale (Impuesto sobre bienes inmuebles) spetta al proprietario dell’immobile: questi è tenuto, generalmente, a contribuire alle casse dello Stato con un’aliquota pari allo 0,5% del valore di catasto. Anche qui come in Francia vi è un’imposta aggiuntiva per chi possiede patrimoni rilevanti: in questo caso, se il valore netto del patrimonio detenuto da una persona fisica supera i 700mila euro si paga un’aliquota che varia progressivamente dallo 0,2% al 2,5%. Per l’abitazione principale (non di lusso) sono possibili delle riduzioni della base imponibile. È prevista, inoltre, un’imposta sui redditi da locazione, con possibilità di dedurre le spese sostenute; se poi l’abitazione è affittata a giovani tra i 18 e i 35 anni, il locatore può beneficiare di una esenzione integrale delle imposte sul reddito.


In conclusione


È evidente che il giudizio dell’Ocse nei confronti della tassazione degli immobili in Italia è piuttosto chiaro: più che intervenire sull’Imu per la prima casa, occorrerebbe dedicare le risorse finanziarie per ridurre le tasse sul lavoro, perché queste danneggiano di più la crescita e l’occupazione.


 


Fonte (www.immobiliare.it)

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